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Essudato di Erwinia amylovora (Foto di: Francesca Gaffuri, Laboratorio del Servizio Fitosanitario della Regione Lombardia)

Colpo di fuoco batterico (Erwinia amylovora)

Erwinia amylovora (Burrill) Winslow, Broadhurst, Buchanan, Krumwiede, Rogers & Smith è l’agente del colpo di fuoco batterico, una delle più gravi e pericolose malattie che colpisce le piante appartenenti alla famiglia delle Rosaceae sia coltivate che spontanee, fruttifere ed ornamentali.

Per la gravità dei danni che può arrecare all’agricoltura, al vivaismo e all’equilibrio ecologico in generale, E. amylovora è oggetto di lotta obbligatoria (guarda il video).

Erwinia amylovora è originario del Nord America dove, secondo l’ipotesi più accreditata, determinava una malattia endemica a carico di piante spontanee che crescevano lungo la costa atlantica quali Malus sylvestris, Crataegus spp., Sorbus spp. e Amelanchier spp. Da questi primi focolai, la malattia si è via via diffusa anche in altri paesi; dapprima in Canada (1911) poi in Nuova Zelanda (1919). In Europa, i primi casi di colpo di fuoco batterico risalgono al 1957 in Inghilterra, probabilmente in seguito all’introduzione di materiale infetto proveniente da oltre oceano. Via via la malattia si è diffusa rapidamente nell’Europa continentale; nel 1966 viene segnalata in Polonia e poi in Olanda e Danimarca (1966-1970), Belgio, Francia e Germania (1971-1980), Lussemburgo (1982) e Cipro (1984). Tra il 1985 e il 1989 la malattia viene segnalata in Israele, Turchia, Svezia, Norvegia, Irlanda, Grecia, ex Cecoslovacchia, Libano, Svizzera. Per quanto riguarda l’Italia, E. amylovora è stato segnalato per la prima volta nel 1990 in alcuni pereti in provincia di Brindisi e di Lecce. In Lombardia è rinvenuto nel 1997 con 11 casi accertati tra la provincia di Mantova e la provincia di Bergamo. Altri focolai sono stati successivamente individuati in provincia di Como (2009), Sondrio (2010), Milano (2011), Varese (2012), Cremona (2014) e Monza e Brianza (2017).

Per maggiori informazioni sulla diffusione di E. amylovora visualizza la mappa dell’EPPO.

I sintomi della malattia, che si osservano in genere in primavera e in autunno, sono abbastanza simili per tutte le piante ospiti; si tratta per lo più di disseccamenti improvvisi che partono dagli apici vegetativi che spesso si ripiegano a pastorale. Le foglie, nel caso di infezione diretta, presentano necrosi che via via si allargano a partire dalla nervatura centrale verso il resto della lamina fogliare; sintomo simile si può osservare anche a carico dei piccioli. Al contrario, i sintomi fogliari dovuti ad infezioni primarie sul germoglio o sulla branca portante sono costituiti da imbrunimenti generalizzati della lamina che tende ad accartocciarsi e ad avvizzire velocemente rimanendo impregnata d’acqua ed assumendo una connotazione cuoiosa. Un carattere distintivo di questa malattia è rappresentato dalle foglie che rimangono attaccate ai rami anche dopo l’autunno.

L’infezione può interessare anche i fiori o intere infiorescenze, precocemente visibili alla ripresa vegetativa, che mostrano avvizzimenti e annerimenti improvvisi pur rimanendo attaccati alla pianta. Le branche e la corteccia possono presentare screpolature, piccole fessurazioni e talvolta essudati batterici. A livello sottocorticale, si possono notare tipiche aree rossastre.

Il decorso della malattia è generalmente piuttosto rapido tanto che la pianta in poco tempo dissecca e muore; è proprio per via di questo aspetto che la malattia è chiamata colpo di fuoco.

Erwinia amylovora colpisce in modo specifico le piante appartenenti alla famiglia delle Rosaceae. Ad oggi si annoverano oltre 150 specie ospiti appartenenti a 37 diversi generi; particolarmente sensibili alla malattia sono specie di grande valore economico dal punto di vista frutticolo quali melo (Malus domestica) e pero (Pyrus communis). Suscettibili al colpo di fuoco batterico sono anche nespolo (Mespilus spp.), cotogno (Cydonia spp.) e molti generi di piante ornamentali e spontanee (Crataegus spp., Cotoneaster spp., Pyracantha spp., Sorbus spp., Chaenomeles spp.).

Una volta colonizzata la pianta, il batterio si sviluppa all’interno dei tessuti vegetali e comincia a colonizzare gli spazi intracellulari e/o le cavità xilematiche. In questi spazi libera una proteina tossica che compromette la funzionalità della membrana cellulare degli organismi vegetali ospiti per poterne trarre il nutrimento. Tale azione determina il repentino avvizzimento della parte di pianta colpita o, nei casi più gravi, dell’intera pianta con conseguente morte della stessa.

Erwinia amylovora si diffonde principalmente per mezzo del vento, della pioggia, degli insetti, degli uccelli e del polline, ma l’uomo può a sua volta contribuire alla diffusione attraverso le normali operazioni colturali (es. potatura) e il commercio di materiale di propagazione infetto. Il patogeno penetra attraverso fiori (stigmi e i nettari fiorali), gemme, cicatrici di caduta delle foglie, lenticelle e ferite della pianta.

Il periodo più critico sia per quanto riguarda la ricettività della pianta che per la diffusione della malattia è quello della fioritura; i fiori infatti rappresentano il substrato ottimale per lo sviluppo del batterio e gli insetti che li visitano degli efficienti vettori.

Il batterio si riproduce molto velocemente e le colonie che si formano tendono a richiamare acqua all’interno dei tessuti. Questi si rigonfiano fino a quando le goccioline mucose di essudato batterico evadono all’esterno attraverso piccole fratture.

Erwinia amylovora sverna all’interno dei tessuti infetti della pianta o nei residui di vegetazione infetta rimasti nel terreno.

A partire dagli anni ’90, il Servizio Fitosanitario della Regione Lombardia è impegnato nel monitoraggio di questo organismo attraverso il controllo di vivai, frutteti e del territorio regionale in generale attraverso una rete di punti fissi con ospiti noti di E. amylovora.

Dal 2009, nel territorio lombardo sono stati rinvenuti diversi focolai distribuiti nelle diverse province. Ad ogni rinvenimento, le piante infette sono state prontamente eliminate e bruciate per impedire l’ulteriore diffusione della malattia. Inoltre, è stata di volta in volta istituita una zona di sicurezza attorno al focolaio all’interno della quale sono state messe in atto tutte le misure previste dalla normativa nazionale tra cui il controllo puntuale del verde pubblico e privato per verificare l’eventuale presenza di altre piante infette. Ai sensi del Decreto del 13 agosto 2020 del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, la zona di sicurezza attorno al focolaio deve avere attualmente un raggio di almeno 500 m.

Nazionale

Decreto n. 263 del 13 agosto 2020 del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali relativo a “Criteri per il mantenimento di aree indenni per l’organismo nocivo Erwinia amylovora (Burrill) Winslow et al. agente del colpo di fuoco batterico delle pomacee nel territorio della Repubblica italiana”.

 

Regionale

D.d.u.o. 28 marzo 2022, n. 4085 Istituzione della zona di sicurezza per Erwinia amylovora (colpo di fuoco batterico) nel comune di Corzano in provincia di Brescia.

D.d.s. 3 aprile 2009, n. 3239 Istituzione in provincia di Mantova della zona tampone MN1 per la produzione di specie vegetali sensibili ad Erwinia amylovora – Ridelimitazione del perimetro ed adozione di misure di prevenzione fitosanitaria ai sensi dell’art. 50 del d.lgs. 214/2005.

D.d.u.o. 29 giugno 2016, n. 6094 Criteri per l’autorizzazione all’uso del passaporto ZP per Erwinia amylovora (colpo di fuoco batterico) nelle province di Milano e Varese.

D.d.u.o. 10 marzo 2017, n. 2609 Istituzione di zone tampone per la produzione di piante con passaporto ZP per Erwinia amylovora (colpo di fuoco batterico) nelle province di Milano e Varese.

Dati vettoriali - D.d.u.o. 28 marzo 2022 n. 4085

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